bagni di luce

22.4.1999  Dalla visione del catalogo è stato espresso il seguente giudizio:

 

 "Estremamente positivo per creatività e idee.   Ha affermato,  per ben due volte,  che Franzoni ha delle basi scolastico-accademiche per il modo di comporre, per il gusto di creare forme e sensazioni, per il modo di trattare la materia e di porsi in rapporto della contemporaneità".

 

          Prof. Luciano Caramel, docente e critico di storia dell'arte contemporanea

                                                          dell'Università Cattolica di Milano e Brescia

 

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"Artista eccellente nell'ambito della scultura pura, lì dove le forme definiscono la propria identità plastica in ragione di una totale fusione con lo spazio che in ugual tempo le accoglie, le assimila e partecipa con sensibile protagonismo all'atto plasmante,  di cui peraltro appare complice la materia medesima. ...

... Quella di Franzoni è un'arte plastica che esprime una straordinaria capacità razionale di intervenire sulle cose e sull'ambiente, di formulare tesi artistiche intelligenti, è un'arte plastica la cui genesi confina con la scienza e palesa abilità nel modellare insieme forme e contenuti: questi ultimi, dettati da una necessità interiore di comunicazione attraverso un apparato di profili geometrici, quelli appunto generati dal processo di affilamento dei piani scistosi e di levigazione delle forme ottenute, che ricompongono il senso dell'immagine astratta nell'intelletto di chi le osserva. ...

... La perfetta rispondenza delle parti coinvolte in una reciproca attrazione, la sincronia dei movimenti, la perfetta regolarità degli elementi, tutto è architettura, tutto è scienza, tutto è filosofia... l'eterno dualismo del bene e del male, l'eterna dicotomia del maschile e del femminile, la bibblica epopea del cielo e della terra... E' significante espressione della sfacettata dialettica delle opposte polarità. Tutto in un sistema segnico di mirabile sintesi ed equilibrio".

                                                                    Prof. Giulia Sillato, storico dell'arte

 

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"... Con piena e profonda consapevolezza, Remo Franzoni, giunto in età matura - dopo una decennale carriera pittorica - alla pratica della scultura, ha scelto di inserire la sua produzione in un filone di ricerca genericamente avvicinabile a quello della Nuova Tendenza, ma accolto e abbracciato con totale autonomia e sorprendente originalità di intenti ed esiti artistici, che lo preservano da atteggiamenti epigonali e compiacimenti tecnicistici. In lui, innanzitutto, l'adesione al lessico astratto-cinetico non è in alcun modo esclusiva, né programmaticamente attuata come dato aprioristico, bensì frutto, ogni volta, di un ponderato percorso di riflessione formale e intuizione poetica; giocata inoltre, assai sovente, sul filo sottile e discreto del paradosso, che lo porta a servirsi di un materiale grave e "statuario" per eccellenza, qual è il marmo di Carrara, per dar vita a composizioni assolutamente lievi ed eteree, o ad abbinarlo - in voluto, stridente, contrasto - a piume d'uccello dalla consistenza quasi impalpabile. Solide costruzioni compendiate in pietra di Botticino vedono smentita la propria solenne robustezza e scabra imponenza dal semplice quanto ironico dispositivo che le rende mobili e snodabili, alla stregua di un divertito e improbabile Meccano; uno scuro e massiccio organismo vagamente riconducibile all'aspetto di un torso umano, modellato con lucida precisione nell'ardua roccia scistosa (così difficile da lavorare) dal calcare bituminoso dell'Alto Garda, trova il suo compimento espressivo nell'esile e bianchissimo anello di Carrara che lo cinge come un'orbita spaziale. Un'apoteosi di leggerezza e lirismo, poi, sono le sculture filiformi in legno di frassino,  pesco, albicocco, betulla e pruno selvatico, sorta di omaggio a un'idea di primitivismo depurata nell'estrema stilizzazione e riduzione minimale degli elementi verso esiti di raffinatissima eleganza.

Tuttavia, ciò che più preme a Franzoni, uomo di natura sobria, parca e meditativa, estranea ad ogni appariscente esteriorità, non è il fattore meramente estetico, ma la limpidezza dell'invenzione: non l'edonismo visivo o la politezza esecutiva, non lo chic del profilo e del disegno,  ma l'intensità del pensiero, e la coerenza della sua traduzione in opera d'ingegno. All'origine dell'atto immaginativo e strutturante vi è, infatti, per lo scultore gardesano, una concezione dell'universo come vibrazione, e dell'arte quale suprema manifestazione dell'armonia siderale sprigionantesi da questo "concerto" di onde radianti; testando i materiali utilizzati secondo secondo la scala Bovis, l'autore ne misura la carica e l'influenza energetica nei confronti degli organismi viventi, calcolando, in sostanza, quanto le molecole che li compongono oscillino elettromagneticamente. La stessa forma degli oggetti,  in base al criterio adottato da Franzoni, è ritenuta in grado di incidere in maniera positiva o negativa sulla percezione dell'osservatore, e dunque calibra con attenzione al fine di evitare ch'essa possa offenderne, senza volere, lo spiritus.

Le installazioni cosmiche degli ultimi tempi, come pure i significativi lavori fondati sull'azione di attrazione e repulsione del magnete, rispondono precisamente al proposito di condurre lo spettatore, mediante il ricorso a gesti creativi di indubbia suggestione, a riflettere sull'immanenza delle grandiose leggi e degli affascinanti principi fisico-meccanici che sovrintendono al funzionamento della natura, difronte alla cui perfezione l'uomo non può che sostare estasiato e rapito pieno di venerazione e devoto stupore per la sublime immensità dell'universo.

Non è,  tuttavia,  la meraviglia il solo scopo perseguito da Franzoni, il quale pare anche aspirante, talvolta, a una metastorica forma di classicità basata su calcolati rapporti armonici, a una razionalità progettuale che va in cerca di ben definiti ritmi spaziali imperniati su orme geometrico-matematiche. Ne deriva in opere come il monumentale complesso plastico in ferro dipinto e legno un'evidente impiego del numero d'oro quale elemento regolatore della composizione; d'onde traspare chiara la convinzione che ogni aspetto armonico della natura sia fondato su una legge proporzionale attraverso cui sarebbe possibile riallacciare l'individuo all'universo e attribuire una radice unitaria alla complessità del cosmo: una sorta di intima struttra geometrica dell'esistente. Si tratterebbe, infatti, di una autentica "formula" iscritta nelle cose direttamente dalla divinità, e quindi presente in ogni manifestazione del creato; canone identificato con quello che Luca Pacioli chiamò "proportione divina",  e che poi nell'Ottocento, prese il nome di "sezione aurea". L'artista, dunque, utilizza tale rapporto (secondo cui il tutto sta alla parte maggiore come la parte maggiore sta a quella minore) per attingere ai vertici di una perfetta e naturale armonia, quale sarebbe dato riscontrare nelle proporzioni di una foglia come nella configurazione di un cristallo o nella valva di una conchiglia; ma anche i prodotti dell'ingegno umano, dai tracciati del Partenone alle composizioni dei grandi maestri rinascimentali, assunti a modelli assoluti di un esemplare equilibrio euritmico, eletto paradigma supremo dell'espressione artistica".

                                                                Prof. Paolo Bolpagni,  storico dell'arte

 

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  Hanno scritto di lui:

 

Prof. Giulia Sillato, storico dell'arte

Prof. Paolo Bolpagni,  storico dell'arte

Dott. Maria Cristina Piras, Medico e scrittrice

Dott. Annalisa Ghirardi, storico dell'arte

Dott. Carlotta Righettini, critico d'arte

Dott. Anna Saviori, critico d'arte

Dott. Anna Dolci, scrittrice